XXI secolo: la revisione dei sistemi di welfare è il principale tema che il Legislatore di ogni paese occidentale deve affrontare.

Anche L’Italia non si sottrae a tale processo; esso è anzi maggiormente sentito e delicato in quanto la ricerca di una equilibrio economico delle pubbliche finanze è ormai all’ordine del giorno di ogni processo politico.

Fattori esogeni rispetto a valutazioni economico-politiche, quali il progressivo invecchiamento della popolazione e l’evoluzioni culturali nei comportamenti dei cittadini, rendono difficile definire quale sia il miglior modello da adottare per raggiungere tale equilibrio economico.

 

In particolare per il sistema sanitario, questa ricerca di un corretto bilanciamento tra costi e opportunità è un tema di particolare rilevanza e attualità per diverso ordini di motivi.

In primo luogo, il sistema sanitario rappresenta per l’economia del Paese non solo una voce di costo, ma anche un importante fattore di sviluppo e di creazione di crescita economica.

In secondo luogo, si deve osservare come la Sanità pubblica concentri un’importantissima parte dell’economia della conoscenza del nostro Paese.

Da un lato, infatti, il servizio sanitario, sia pubblico che privato, raccoglie una molteplicità di centri all’avanguardia mondiale nella ricerca e sperimentazione medico-chirurgica e presenta uno dei più alti tassi di specializzazione.

Dall’altro lato, la “filiera della salute” investe nei processi di Ricerca & Sviluppo oltre 1,5 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 28% del totale della spesa per investimenti dell’industria manifatturiera e con un incremento medio annuo del 10%.

Il settore della Sanità pubblica rappresenta allora un importante fattore distintivo per cercare di presidiare e sviluppare la competitività del nostro sistema paese, in ogni caso già perdente se paragonata a quella dei principali paesi occidentali.

Ma quali sono ad oggi le condizioni che regolano i rapporti tra Sanità pubblica e il variegato mondo dei suoi fornitori di beni e servizi?

La situazione non è certamente definibile in termini entusiastici o tranquillizzanti.

Ciascuno può infatti facilmente disegnarsi tale rapporto facendo riferimento alle seguenti riflessioni.

Esiste, in primo luogo, un basso grado di conoscenza da parte dei fornitori delle reali opportunità di partnership che potrebbero essere sviluppate con i gestori del sistema sanitario. E’ indispensabile che si provveda alla costruzione di idonei canali di comunicazione e di scambio di informazioni con i gestori del sistema sanitario e che si porti a conoscenza di tutti gli stakeholder del sistema di quale sia il possibile valore generato attraverso una reciproca collaborazione, fino ad arrivare alla consapevolezza che l’intreccio delle attività tra i vari attori possa essere tale da far emergere la necessità di costituire un soggetto terzo per la gestione di attività comuni.

Esiste, poi, un basso grado di conoscenza da parte dei gestori del sistema sanitario del valore offerto dai fornitori in termini di ricerca medico-scientifica, di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e servizi, di sviluppo di modelli manageriali innovativi. E’ evidente come una tale considerazione debba condurre tutti i fornitori del sistema sanitario ad un profondo ripensamento del modo di interpretare i rapporti con la Sanità, al fine di diventare parte del processo stesso di produzione del bene “salute”.

Esiste, infine, un basso grado di conoscenza da parte degli altri attori del sistema sanitario del valore sviluppato dalla filiera della salute, a monte e a valle dell’erogazione della prestazione sanitaria, in termini di investimenti in ricerca e sviluppo, di creazione di posti di lavoro e nuove opportunità professionali, di creazione di ricchezza per l’intero indotto. Una concertazione realmente valida non potrà prescindere dalla verifica di quali progetti congiunti possano essere attivati per attuare una vera integrazione socio-sanitaria, con il superamento della distinzione fra sanità ed assistenza, attraverso lo sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata, attraverso la valorizzazione di interventi di prevenzione e di screening territoriale, attraverso la ricerca di una continuità assistenziale che garantisca una capillare diffusione della medicina delle cure primarie e che permetta di affrontare con efficacia il crescente impatto delle malattie croniche.

Si tratta di un processo non semplice, che richiede in prima istanza l’accettazione di un profondo cambiamento dei modi con i quali, da ambo le parti, si sono gestiti i rapporti tra sistema sanitario e fornitori del medesimo.

Il processo di cambiamento da attuare e la conseguente creazione di valore competitivo passa per una evoluzione dei paradigmi di governo aziendale utilizzato. E’ infatti necessario che tutti gli attori del sistema procedano ad una riconfigurazione dei sistemi di creazione del valore, individuando nell’organizzazione del modo con cui si genera valore la propria competenza critica distintiva e considerando il cliente come partner in tale processo di creazione di valore.

Soltanto coloro che adotteranno in maniera consapevole tale processo di cambiamento strategico potranno garantire redditività ed economicità alla propria organizzazione.

Coloro che invece saranno trascinati verso tale paradigma dal sistema stesso, finiranno per perdere l’opportunità di costruire i presupposti per uno sviluppo futuro e, presto o tardi, saranno emarginati dal sistema. E’ nell’essere Prime Mover in tale processo di cambiamento che si sta giocando la partita per la sopravvivenza economica. E’ allora necessario, come ricorda R. Normann in ridisegnare l’impresa, saper “organizzare la creazione di valore al di là dei propri confini, definendone così le regole per le altre imprese attraverso la creazione efficace di nuovi prodotti e servizi soprattutto dando forma ad un nuovo contesto di business” .

Ma quanti attori della filiera della Salute sono preparati per un tale approccio? Quante aziende sanitarie si accingono a cercare i propri potenziali partner? Quante aziende dell’industria medicale e farmaceutica si stanno domandando quali possono essere i modelli di creazione di una partnership, con il sistema sanitario, reciprocamente vantaggiosa e sostenibile?