Il tema del cambiamento nel mondo della sanità italiana e dei nuovi rapporti tra mondo della sanità pubblica e fornitori del sistema è un tema di sempre maggior attualità per tre ordini di motivi.

Il primo motivo riguarda la tensione finanziaria determinata da un incremento dell’indebitamento delle Regioni e dalla scelta di cartolarizzare il debito pregresso. Queste condizioni hanno in parte pregiudicato gli investimenti futuri, in particolare quelli legati agli investimenti per ammodernamento della strumentazione tecnica, dei sistemi informativi, per rimanere insomma al passo con i tempi.

Il secondo motivo di ineluttabilità del cambiamento riguarda l’incertezza che investe il mondo politico. Il sistema bipolare presente in Italia non si è mai realmente consolidato. Si assiste così da una parte ad un preciso indirizzo politico a livello nazionale al quale, però, non fa riscontro un corrispondente equilibrio all’interno della Conferenza tra Stato e Regioni, dove invece si assiste ad una aperto scontro tra schieramenti politici opposti.

Il terzo motivo è, infine, connesso al fatto che stiamo assistendo anche ad una profonda ristrutturazione del mondo farmaceutico e medicale, all’interno del quale stanno cambiando molti attori chiave, fenomeno questo che si sovrappone alla raggiunta piena consapevolezza di avere bisogno di conoscere quale possa essere il futuro della politica sanitaria e di quali possano essere per il futuro le scelte politiche in quest’ambito.

 

E’ inevitabile che si trovi una nuova strada di concertazione tra pubblico e privato. Per le aziende che vogliono continuare ad operare con il settore sanitario è indispensabile trovare un quadro di riferimento che regoli i rapporti all’interno del mondo della Sanità. Per giungere ad un tale risultato, è fondamentale che a livello politico sia definito un percorso di sviluppo pubblico-privato condiviso e che determini un equilibrio tra linee guida nazionali e piani sanitari regionali.

Certo il processo di cambiamento da attuare non può essere eccessivamente traumatico. Deve invece essere di progressivo aggiustamento nei rapporti tra le parti coinvolte.

E’ evidente che il mondo privato deve comprendere la necessità che una diminuzione dei prezzi non significa diminuzione della qualità e dei servizi erogati. Il mondo pubblico deve ridiscutere il ricorso alle aste a ribasso e adottare un sistema di osservatorio prezzi realmente funzionante e svincolato da pressioni politiche.

Si tratta di un percorso di crescita che deve essere guidato da entrambe le parti coinvolte. Il settore privato deve sforzarsi di rispondere in maniera consona alle esigenze del settore pubblico. Gli enti pubblici, da parte loro, devono sforzarsi di offrire tempi certi nella presa delle decisioni, di snellire l’apparato burocratico di informazione, controllo e gestione delle gare, di offrire una maggiore professionalità che prescinda dal “si è fatto sempre così”.

E’ necessario abbandonare la logica del lavorare per risolvere situazioni di emergenza ed approdare ad una logica che preveda una attenta programmazione del rapporto con l’ente pubblico e la costruzione di una relazione orientata allo sviluppo reciproco di lungo periodo.

 

L’obiettivo di tutte le parti deve essere quello di creare una reale partnership al fine di poter massimizzare gli sforzi e le risorse sulla qualità di vita del paziente, sui costi per il Servizio Sanitario Nazionale, sullo sviluppo professionale degli operatori sanitari italiani.

L’approccio, allora, non può più essere soltanto basato sulla contrapposizione tra salute e prezzo, ma deve invece essere diretto alla creazione comune di un maggior valore per il sistema sanitario, aumentando l’efficacia terapeutica, la qualità di vita del paziente, la qualità del sistema sanitario nel suo complesso e riducendo il costo terapia.

Sotto queste condizioni le aziende farmaceutiche e medicali possono cercare di impostare con il sistema sanitario locale un rapporto non basato sulla “vendita di prodotto”, sulla difesa del suo prezzo, sulla possibilità di mantenere l’impatto promozionale, ma centrato sull’essere partner all’interno del  processo di identificazione e di realizzazione di una crescita dell’intero sistema. Diviene quindi sempre più importante che le aziende sappiano, da un lato, offrire un concreto contributo alla sanità pubblica nel momento in cui si devono assumere decisioni strategiche e, dall’altro, mettere a disposizione servizi per realizzarle più efficientemente ed efficacemente.

 

A ben vedere, non si tratta soltanto di una crescita richiesta al sistema sanitario. All’interno del mondo privato, infatti, manca la reale e corretta comprensione di quali siano i meccanismi di funzionamento e di coordinamento della sanità pubblica.

Perché si possa realizzare una vera e fruttifera partnership tra tutti gli attori del sistema e perché tale processo possa avvenire in modo continuativo e efficace, è necessario che le anche aziende dispongano di uno specifico know how; che dispongano di credibilità da parte degli attori del sistema sanitario locale; che possano offrire servizi specifici per esso; che dispongano delle competenze e delle figure professionali più idonee per valorizzare, negoziare e realizzare le azioni necessarie.

Si tratta certamente di un percorso complesso, ma un cambiamento in questa direzione è ormai indispensabile.